https://www.flickr.com/photos/strupler/


Lo diciamo da sempre. E lo scriviamo spesso: bisogna fare squadra per rendere efficace – ed efficiente – la promozione delle eccellenze italiane all’estero. Per due ragioni, strettamente legate fra di loro.

La prima è che se è vero che il “made in Italy” è la somma di centinaia di tradizioni e peculiarità geografiche, non riproducibili altrove, è altrettanto evidente come essa sia una sorta di “categoria dell’anima”, che non va spezzettata e complicata eccessivamente. E allora campanilismi e particolarismi andrebbero ogni tanto messi da parte, soprattutto di fronte a culture diverse dalla nostra: vai a spiegare al ristoratore di Hong Kong, dove saremo a inizio novembre per la International Wine & Spirits Fair, la suddivisione in province del Piemonte.

La seconda ragione è che l’Italia non dispone di una strategia promozionale unitaria: l’articolazione regionale delle competenze si riflette inevitabilmente nella mancanza di un piano complessivo del sistema-paese. Ma questo non impedisce – anzi: dovrebbe sollecitare – che i singoli territori uniscano le loro forze per affacciarsi con più forza sui mercati esteri: è un “servizio” offerto agli appassionati che in un unico evento possono conoscere più territori e produzioni e – non secondariamente –  è l’opportunità per i produttori di sostenere più agevolmente l’impegno economico.

Queste due riflessioni sono alla base di una serie di iniziative di promozione congiunta che stiamo curando da qualche tempo nel campo della promozione dei vini italiani all’estero: la “prima volta” è stato l’incontro a Varsavia dei rossi piemontesi con i bianchi friulani, adesso è il turno dei due “re” della tradizione vitivinicola italiana, il Barolo e il Brunello, che saranno insieme in Danimarca il prossimo 21 novembre. E sono due riflessioni che, ormai, territori e produttori devono fare proprie. Come nel caso dei due protagonisti dell’evento di Copenaghen – il Consorzio I Vini del Piemonte e il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino – che sposano in pieno la filosofia del “fare squadra”.

Così Nicola Argamante, vice-presidente del Consorzio I Vini del Piemonte: «l’evento nasce da tre parole d’ordine: la prima è “export”, perché i vini di eccellenza sono il biglietto da visita del made in Italy, la seconda “intelligenza”, perché nonostante non godiamo di contributi pubblici per la promozione nei paesi dell’UE, riteniamo che sarebbe controproducente per noi trascurare i mercati scandinavi, la terza parola d’ordine è “alleanze”: pur potendo contare su un prodotto leader come il Barolo, siamo convinti che quando andiamo all’estero sia utile e sempre più necessario allearsi con realtà con cui condividiamo valori e cultura dell’eccellenza per essere  più competitivi e rappresentare ancora meglio il life style italiano».

Fabrizio Bindocci, Presidente del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, sottolinea ancora come «presentarci insieme all’estero alla vigilia di un anno importante per l’Italia come è il 2015 con l’Expo è un esempio della volontà di fare sistema per difendere e valorizzare, come altre realtà da tempo fanno, la grande eccellenza italiana con la storia, le emozioni e la cultura che pochi brand al mondo possono vantare».

enricopanirossi