Se ne parla spesso e, quando si tratta di vino, diventa la parola d’ordine: “fare squadra”, unire le forze per promuoversi meglio sui mercati internazionali. Ma non tutti hanno ancora compreso come si tratti, oltre che di un’opportunità (offrire ai winelover la possibilità di cogliere in un solo momento molte espressioni dell’eccellenza italiana), anche di una necessità (economica: da non sottovalutare nemmeno da un settore che apparentemente regge bene alla crisi).
Sono esattamente queste considerazioni che, da tempo, ci spingono a pensare in termini di “squadra” quando ci prepariamo a organizzare un evento promozionale all’estero. E se i recenti “Barolo & Brunello” e il “Friuli Venezia Giulia & Piemonte Tasting Tour” vedevano il vino come unico protagonista, con la recente trasferta svedese per gli “Italian Wine & Gourmet Days” abbiamo inserito un elemento di novità.
Perché – ci siamo domandati – non estendere la filosofia del “fare squadra” al settore agroalimentare in generale? Perché non unire le forze non solo per il vino, ma anche per le produzioni tipiche di qualità?
In Svezia, così, abbiamo deciso di presentare non solo i vini di Piemonte e Valle d’Aosta, ma anche l’intera produzione d’eccellenza agroalimentare delle due regioni. Il tutto seguendo ragioni economiche – è evidente come muoversi in squadra permette di ammortizzare i costi – ma anche ragioni strategiche: la presenza di una vera e propria gamma di categorie di prodotti differenti rappresenta un punto di forza e costituisce la massa critica indispensabile per coinvolgere gli importatori di settore.
La filosofia, nel caso di Stoccolma, è stata chiara: il Barolo come “ariete” per aprire i mercati, gli altri grandi vini di Piemonte e Valle d’Aosta per ampliare l’orizzonte e i prodotti food per estendere il panorama sull’intera offerta agroalimentare delle due regioni.
Certo, poi dietro alla filosofia c’è la pratica e l’esperienza (per questi eventi curiamo la logistica, la comunicazione ad hoc e il coinvolgimento d’importatori e operatori del comparto con un recruiting mirato) e la lungimiranza dei produttori. Ma quel che conta, prima di tutto, è che “fare squadra” sia diventata davvero la strada maestra per promuovere l’eccellenza del Made in Italy all’estero.