L’importanza della formazione per l’amministrazione pubblica nei processi di sviluppo territoriale

Il turismo è un settore in cui l’iniziativa pubblica determina in larga parte la fortuna di una destinazione. Ma in un paese come l’Italia dove si spendono in formazione appena 48 euro per dipendente pubblico, è evidente quanto sia cruciale offrire ai decisori adeguati percorsi di aggiornamento. Se da un lato il turismo promette di essere uno dei grandi volani della ripartenza post-covid, occorre saper stare al passo di questo mercato per coglierne le opportunità.
Ideazione ha realizzato in questi giorni un ciclo di webinar a fianco del Comune di Jesolo, un percorso di empowerment destinato proprio agli amministratori pubblici e ai funzionari. L’obiettivo era quello di formarli sulle sfide contemporanee del turismo, approfondire la conoscenza degli strumenti a disposizione, acquisire familiarità con il concetto di destination management. Non solo: il percorso formativo vuole trasmettere alla pubblica amministrazione le competenze per poter sfruttare al meglio – subito e nel corso del tempo – l’apporto dei consulenti.
La PA italiana: età media avanzata, poca formazione
Il tema della formazione alla PA è stato al centro dell’agenda politica nelle scorse settimane. Il presidente del Consiglio Mario Draghi con il ministro Renato Brunetta ha presentato il Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale, attraverso il quale il governo punta ad abbassare l’età media dei dipendenti e a rafforzarne le competenze informatiche e digitali.
“Lavoro Pubblico 2020”, l’ultima ricerca di Forum PA sui 3,2 milioni di dipendenti pubblici del nostro Paese, evidenzia che oggi i dipendenti pubblici hanno in media 51 anni. Il 16,9% dei dipendenti è over 60 e appena il 2,9% under 30. Se l’età media si è alzata, gli investimenti in formazione si sono dimezzati in dieci anni: dai 262 milioni di euro del 2008 ai 154 milioni del 2018. Significa 48 euro per dipendente e un solo giorno di formazione l’anno a persona. Lo stesso Draghi, non senza sarcasmo, ha puntato l’indice su questi numeri per richiamare la necessità di un’inversione di tendenza.
Il ruolo del pubblico nella gestione del turismo
Tra pubblica amministrazione e turismo il nesso è più stretto di quanto non si possa pensare e va ben oltre il contatto tra turisti e il classico ufficio informazioni comunale. Dalla concessione delle licenze alla verifica dei requisiti di legge, dal mantenimento dell’ordine pubblico all’erogazione dei contributi, dalla tutela dell’ambiente a quella dei beni culturali, i ruoli giocati da comuni, regioni e Stato sono innumerevoli, stratificati e complessi. Senza contare l’impegno nelle aziende partecipate pubblico-private che si occupano di destination management. Se la Pubblica amministrazione funziona in modo efficiente, ci si può attendere che l’intero sistema ne tragga dei benefici, turismo compreso.
Adattarsi ai cambiamenti: la sfida per la PA nel turismo

L’indice di competitività turistica del World Economic Forum posiziona l’Italia all’ottavo posto, con un podio tutto europeo composto da Spagna, Francia e Germania. Essere nella top ten aiuta a mettere a fuoco che cosa non funziona: il Belpaese offre un contesto poco favorevole alle imprese, è poco competitivo sui prezzi, segna il passo sulla prontezza tecnologica. Male anche altri fattori come le risorse umane e la scarsa priorità che i vari livelli di governo assegnano al turismo. Su tutti questi aspetti, è evidente come sia rilevante il contributo che in prospettiva potrebbe offrire una classe di amministratori e funzionari pubblici aggiornati e preparati.
Dal webinar organizzato in Veneto è emerso come un primo passo importante in questo senso sia comprendere l’importanza di una destinazione organizzata. «Oggi più che mai per le destinazioni turistiche “community”, il raggiungimento o il mantenimento di posizioni di competitività sul mercato dipendono dalla effettiva capacità di adattarsi ai cambiamenti che hanno modificato e continuano a condizionare il fenomeno turistico a livello globale», ha spiegato Stefan Marchioro, dirigente del settore Turismo della Regione Veneto. «In particolare, emerge con forza la necessità per le destinazioni di darsi una dimensione organizzativa e gestionale adeguata ai tempi.»
Il Veneto sta compiendo da anni passi concreti in questa direzione, tra i quali lo sviluppo della rete di informazione e accoglienza diffusa su cui anche Ideazione sta lavorando. «L’azione di destination management deve essere legittimata sul territorio dall’organo di governo – ha aggiunto Marchioro – del quale dev’essere, già negli obiettivi costitutivi, l’espressione operativa, la prima ad attuare la politica turistica della destinazione. Allo stesso tempo, il destination management deve avere anche un ruolo propositivo sulla formulazione della politica turistica, contribuendo a definire le decisioni assunte dall’organo di governo.»
I temi trattati al webinar di Jesolo
In tutto sono stati tre i webinar di aggiornamento, organizzati dalla RTI De.De. – Destination Design, di cui fanno parte Ideazione, Itur e StudioWiki. Partendo da informazioni teoriche, sono state analizzate le applicazioni pratiche ricorrenti nell’amministrazione quotidiana di una destinazione turistica quali sono Jesolo e l’entroterra lagunare. Tra i temi trattati, destination management e visione strategica di sviluppo, destination brand, accoglienza turistica e un interessante approfondimento sull’overtourism, paradigma che il mondo post-covid dovrà tentare di superare.
Foto: Jesolo.it
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