Tra le sfide che il turismo deve affrontare una delle più stimolanti è quella dei cosiddetti “Millennials”: una ricerca di Amadeus prova a elencare cosa vogliono quando sono in viaggio. E soprattutto cosa non vogliono: essere turisti.
Chi sono i “Millennials”? E come intendono il turismo?
Travel agencies have all these touristy things to do, but personally, I wouldn’t want to look at these places. We want to go where we can meet the people and get to know the culture.
Sono le parole di un “Millennial”, etichetta affibbiata a chi ha tra i 18 e i 30 anni: una generazione di turisti (ma guai a chiamarli così) con cui DMO e Tour Operator devono imparare ad avere a che fare. Perché sono i turisti di oggi, ma soprattutto di domani.
Ma cosa vogliono questi “Millennials”? Cosa si aspettano dai luoghi che visitano, dalle agenzie che ce li portano, dai siti che li promuovono? Prova a spiegarlo Amadeus con la ricerca “Trending with NextGen Travelers”, utile guida per chi vuole capire come attirare e gestire i viaggiatori più giovani.
Nativi digitali. Quindi informatissimi.
Nativi digitali, online ventiquattro ore al giorno per sette giorni alla settimana, soprattutto informatissimi: ecco l’identikit del nuovo viaggiatore. Una categoria di turisti che (se e quando) si rivolgono a un’agenzia di viaggi arriva al desk quasi più preparato dell’operatore.
If you are going to book the travel, you tell your agency what you already know from your own research. This gives you the feeling of being independent of the agency in terms of decision-making, and the agency just arranges everything.
L’essere nativi digitali consente ai “Millennials” di disporre facilmente e in quantità inimmaginabili di informazioni gratuite, consigli ricavati dai social network, pareri espressi su forum e comunità virtuali. La vita dei Millennials è online, fondamentalmente: bisogna andare a “scovarli” lì, ma con un linguaggio e una strategia diversa dalla pubblicità più comune: quello che vogliono è essere “brand-engaged”, non semplici oggetti di una comunicazione commerciale.
E ancora: visto che “stanno sempre attaccati agli smartphone” è lì che bisogna farsi trovare. Informazioni “on-the-go” è quello che vogliono, per poter cambiare itinerario e meta in qualunque momento.
Esploratori, non turisti!
Ma quello che balza agli occhi nella ricerca di Amadeus sui “Millennials” è però soprattutto la loro allergia alla filosofia classica delle agenzie di viaggio: quello che vogliono è un biglietto d’andata e ritorno, in mezzo la loro curiosità. “Esperienza” e “autenticità” sono le parole chiave della loro filosofia di viaggio: parole d’ordine da tempo utilizzate delle strategie turistiche di ogni destinazione e da qualunque tour operator, ma che con i “Millennials” diventano fondamentali.
Il principio – fa quasi paura dirlo – è semplice: i “nuovi” viaggiatori vogliono l’opposto di quanto le organizzazioni di viaggio hanno offerto per decenni. Esperienze non-turistiche: personali, a contatto con la cultura che visitano, libere da itinerari prefissati e must-see-places.
E voi: siete pronti per i “Millennials”?