Perché, nonostante la pandemia, non abbiamo cambiato la strategia di promozione turistica delle Valli di Lanzo

Le destinazioni ripensano il proprio modello turistico quando affrontano crisi protratte per anni. Si tratta di solito di crisi prevedibili, o comunque graduali nello svelare la loro gravità. Era il caso delle Valli di Lanzo, su cui abbiamo iniziato a lavorare all’inizio di quest’anno. I dati raccolti descrivevano una realtà che affrontava una sostanziale stagnazione della domanda iniziata negli anni Ottanta. Poi sono arrivati il 2020, la pandemia, il lockdown. Il territorio è passato da una crisi con radici antiche, sostanzialmente limitata al settore della ricettività, a un’altra che nel volgere di poche settimane ha fermato quasi ogni attività. Il nostro incarico fino a quel momento si era concentrato sul definire una strategia di sviluppo turistico per le Valli di Lanzo, basandoci sull’analisi di tendenze quarantennali. L’emergenza sanitaria dovuta al covid-19 sembrava dipingere uno scenario completamente nuovo. Ma era davvero così?
Una destinazione alpina che aveva necessità di trasformarsi

Le Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone si insinuano tra le Alpi a breve distanza da Torino, nel nord ovest del Piemonte. È una montagna che ha conservato in gran parte il proprio patrimonio ambientale e che è apprezzata da chi svolge attività all’aria aperta. Eppure, già prima del Covid-19 le Valli di Lanzo, con pochi alberghi di medie dimensioni e molte seconde case, rappresentavano una realtà che necessitava di una trasformazione. L’offerta turistica locale aveva provato ad adeguarsi, ma con trasformazioni non abbastanza rapide né ben coordinate: era cresciuta la percentuale di bed & breakfast, agriturismi e nuove soluzioni ricettive a discapito della tradizionale ricettività alberghiera. Inoltre, erano diventate sempre più numerose le proposte legate all’outdoor, che emerge come una delle principali tendenze della domanda turistica attuale.
Il piano strategico di sviluppo turistico che Ideazione stava sviluppando su incarico del GAL Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone doveva seguire alcune linee guida. Si trattava delle indicazioni definite dal macroprogetto di cui il piano fa parte, ExplorLab, che coinvolge un territorio alpino a cavallo tra Italia e Francia. Finanziato dai fondi Interreg, ExplorLab è incentrato sulla valorizzazione del patrimonio naturale e culturale, con l’obiettivo di migliorare la qualità del sistema turistico, implementando e innovando la realtà esistente. Nonostante l’esplodere della pandemia, questi parametri non erano destinati a variare. Quello che poteva cambiare erano priorità e strategie. Ma sarebbe stato necessario?
Dopo la pandemia cresce la domanda turistica di natura e all’aria aperta

Questi erano i punti definiti prima di marzo 2020. La pandemia ci ha catapultato in un’attualità tutta nuova che però sembra non impattare in modo eccessivo sui flussi turistici di questo territorio. Nell’estate appena conclusa, molti hanno scelto la montagna per fuggire non solo dal caldo della pianura, ma anche dall’affollamento delle località di mare, dove era difficile rispettare il distanziamento sociale. Lunghe file di auto hanno intasato la viabilità delle Valli di Lanzo, dimostrando da un lato la fragilità di un sistema di trasporti basato totalmente sul traffico privato, dall’altro confermando le previsioni relative all’evoluzione del turismo all’epoca del covid-19. Numerosi studi hanno affermato, infatti, che nel breve periodo la ripresa della domanda turistica sarà incentrata sulla riscoperta delle aree interne. Si rinnoverà l’interesse per gli spazi aperti, il contatto con la natura, la pratica di attività all’aria aperta, all’interno dei confini nazionali o addirittura regionali, mantenendosi a breve distanza da casa. Ecco perché le «Valli di Lanzo» sembrano avere le carte in regola per rappresentare una delle alternative più credibili alle destinazioni tradizionali.
A fronte di queste considerazioni e osservando la tendenza del periodo estivo 2020, abbiamo proceduto a modifiche e rivalutazioni di minima entità. Le linee di indirizzo del piano, condivise e approvate dal committente e dagli stakeholder prima del Covid-19, hanno continuato a essere valide anche alla luce dei nuovi eventi. Il motivo è che, da un certo punto di vista, la crisi attuale ha reso ancora più evidente cosa cercano i turisti che rappresentavano il target inseguito nel corso della crisi iniziata negli anni Ottanta. Se vogliamo trovare un aspetto positivo in questa fase di pandemia, è che oggi per le destinazioni come le Valli di Lanzo è più facile farsi notare e desiderare. Se quindi da un lato, in termini strategici, le considerazioni di ieri valgono anche oggi, è evidente che sul fronte operativo si sia reso necessario immaginare alcuni adeguamenti mirati.
L’orizzonte incerto e un “overtourism” da governare

Certo, di fronte a noi l’orizzonte è carico di incertezze e le poche certezze non sono confortanti: l’impatto negativo sul settore turistico dovuto alla diffusione della pandemia da Covid-19 è stato e continuerà a essere rilevante. Occorre mettere in conto anche la possibilità che alcuni operatori, i più fragili, possano non riprendersi dalla fase di lockdown e dalla lenta ripartenza successiva che oggi sembra messa a rischio da una seconda ondata. Inoltre, il prevedibile aumento del turismo di prossimità rischia di accentuare il fenomeno di fruizione “mordi e fuggi” che già oggi interessa le Valli di Lanzo, creando situazioni di “overtourism” in determinate giornate e periodi dell’anno. Governare questa tendenza, stimolando una frequentazione più spalmata nel corso dell’anno, è stato – e resta – uno degli obiettivi del piano.
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